Sulla terra arida e polverosa del Tigray, in Etiopia, dove i segni di anni di conflitti armati e di un’indifferenza assordante bruciano ancora come ferite aperte, accade un miracolo silenzioso. È un’isola di pace che sboccia inaspettatamente tra le macerie, protetta dal cuore instancabile e dalle mani operose delle Suore Orsoline di Gandino.


Inizialmente chiamate dal Vescovo di Adigrat per educare i giovani, le sorelle si sono ritrovate immerse in una realtà cruda e urgente: il grido soffocato di un popolo che aveva perso tutto. Non sono rimaste a guardare. Mosse da una compassione che si fa azione, hanno aperto le porte di un rifugio a Wukro, dedicato a chi in guerra paga sempre il prezzo più alto: le bambine. Creature vulnerabili, esposte a violenze che il mondo preferisce dimenticare, che qui hanno trovato l’unica cosa che può curare l’orrore: l’amore.
Dedicato a chi in guerra paga sempre il prezzo più alto: le bambine. Creature vulnerabili, esposte a violenze che il mondo preferisce dimenticare, che qui hanno trovato l’unica cosa che può curare l’orrore: l’amore


Trentaquattro anime, un unico respiro
Oggi quel cuore batte per trentaquattro piccole anime sopravvissute agli spari, alla fame dalla solitudine. Cercano protezione, cercano un futuro e, soprattutto, cercano di tornare a sentirsi “figlie”. Ogni giorno altre piccole bussano a quella porta, sperando in un angolo di paradiso.


Le suore, con le mani segnate dal lavoro e gli occhi colmi di grazia, offrono loro
molto più di un tetto: offrono la dignità di un’istruzione, la carezza di una madre e la certezza che, nonostante tutto, si può ancora essere felici.

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